Aumento di capitale e crediti soci: scatta l’imposta proporzionale

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Nota a Sentenza Diritto Tributario & Rapporto Tributario

Aumento di capitale e crediti soci: scatta l’imposta proporzionale

La Cassazione n. 25106/2026 esclude la tassa fissa di registro sulla liberazione dell’aumento mediante compensazione o remissione del credito

FT Fabio Tardanico Diritto Tributario & Rapporto Tributario 18 Settembre 2026 Lettura 12 min

Stato della questione e quadro aggiornato al 18 Settembre 2026: La Sezione Tributaria della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 25106 depositata il 7 settembre 2026, afferma la tassazione proporzionale dello 0,50% per l’enunciazione della compensazione dei crediti dei soci a liberazione dell’aumento di capitale sociale, escludendo l’invocabilità della tassa fissa riservata agli atti societari. La pronuncia non discute l’art. 22, comma 2, e si affianca a un orientamento recente che riconosce la non imponibilità dell’imputazione a capitale dei finanziamenti soci verbali.

Abstract (Italiano)

Con l’ordinanza 7 settembre 2026, n. 25106, la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione afferma un principio di rilevanza sistematica nella disciplina dell’imposta di registro sull’aumento di capitale liberato mediante compensazione di crediti vantati dai soci verso la società. La Suprema Corte cassa la decisione dei giudici di merito che avevano ritenuto applicabile la tassa fissa di cui all’art. 4, lett. a), della Tariffa allegata al d.P.R. n. 131/1986, affermando che la liberazione del capitale non si esaurisce in una deliberazione societaria unitaria. Al contrario, l’operazione realizza un collegamento funzionale tra due negozi giuridicamente autonomi: l’aumento deliberato dall’assemblea straordinaria e la compensazione o remissione del debito posta in essere dal socio uti singulus. Trattandosi di un negozio dispositivo estraneo alla volontà assembleare dell’ente ed enunciato nell’atto notarile ai sensi dell’art. 22 del TUR, scatta l’applicazione dell’imposta proporzionale di registro nella misura dello 0,50% ex art. 6 della medesima tariffa. La pronuncia non discute l’art. 22, comma 2, e non smentisce l’orientamento che riconosce la non imponibilità dell’imputazione a capitale dei finanziamenti soci verbali: ne segna il perimetro qualificando la compensazione come negozio autonomo del socio. Impone una rigorosa rimeditazione delle clausole di ricapitalizzazione nelle operazioni di salvataggio e ristrutturazione aziendale.

Abstract (English)

With order no. 25106 of 7 September 2026, the Tax Chamber of the Court of Cassation sets out a principle regarding registration tax on corporate capital increases paid up through the set-off of shareholder loans and claims against the company. The Supreme Court overturns the lower court judgment that had applied the fixed registration fee pursuant to Article 4, letter a), of the Tariff attached to Presidential Decree no. 131/1986, holding that the capital contribution cannot be treated as an indivisible corporate transaction. Conversely, the operation achieves a functional linking between two legally distinct agreements: the capital increase adopted by the extraordinary shareholder assembly and the set-off or waiver of debt carried out by the shareholder acting in an individual capacity. Because this private debt settlement constitutes an autonomous arrangement outside the collective corporate will and is formally enunciated in the notarial deed under Article 22 of the Registration Tax Act, it attracts the proportional registration duty at the rate of 0.50% pursuant to Article 6 of the Tariff. The order does not address Article 22(2) and does not overrule the recent line of case law holding that the conversion of oral shareholder loans into capital is not taxable: it marks its boundary by characterising the set-off as the shareholder’s autonomous act. It calls for a careful reconsideration of debt-equity swaps in corporate turnaround procedures.

Punti Chiave dell’Analisi
  • Scomposizione dell’operazione societaria: L’aumento di capitale deliberato dall’assemblea e liberato con crediti soci integra un collegamento negoziale tra la delibera dell’ente e la disposizione del socio uti singulus.
  • Inapplicabilità della tassa fissa: Il regime di favore di cui all’art. 4, lett. a), Tariffa TUR compete unicamente agli atti propri della società e non copre l’estinzione del debito verso il creditore sociale.
  • Imposta proporzionale dello 0,50%: La compensazione o remissione del debito enunciata nel verbale assembleare sconta l’aliquota proporzionale ex art. 6 Tariffa parte prima e art. 22 TUR.
  • Irrilevanza della contestualità d’atto: La contestualità cronologica o soggettiva della deliberazione non assorbe l’autonomia della causa negoziale solutoria del singolo socio.
Principio di Diritto / Massima Redazionale

In tema di imposta di registro, l’aumento del capitale sociale deliberato dall’assemblea straordinaria e liberato mediante compensazione di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati dai soci verso la società, ovvero mediante remissione totale o parziale di tali crediti, non costituisce un atto societario unitario riconducibile all’art. 4, lett. a), della Tariffa — Parte prima allegata al d.P.R. n. 131/1986, bensì un collegamento funzionale tra due negozi autonomamente ascrivibili: l’aumento alla società quale espressione della volontà assembleare, e la compensazione o remissione al singolo socio uti singulus. Ne consegue che la disposizione solutoria o remissiva del socio, enunciata nell’atto assembleare ex art. 22 del medesimo d.P.R., è soggetta all’imposta di registro proporzionale nella misura dello 0,50% ai sensi dell’art. 6 della Tariffa, non potendosi applicare il regime della tassa fissa riservato agli atti propri della società.

01. Introduzione: la pronuncia Cass. Civ. Sez. Trib. n. 25106/2026

L’ordinanza della Corte di Cassazione Civile, Sezione Tributaria, 7 settembre 2026, n. 251061, interviene sull’imposta di registro sull’aumento di capitale. La decisione riguarda la ricapitalizzazione attuata mediante compensazione di crediti vantati dai soci verso la società. La Sezione Tributaria esclude l’invocabilità della tassa fissa e assoggetta l’operazione all’imposta proporzionale prevista per le compensazioni e remissioni di debito, senza affrontare la causa di non imponibilità dell’art. 22, comma 2, su cui si è espressa la giurisprudenza più recente in tema di finanziamenti soci.

Nella prassi notarile e societaria, il ricorso al debt-equity swap agevola il superamento delle crisi finanziarie e la ripatrimonializzazione. Gli operatori hanno sovente sostenuto l’applicazione della tassa fissa di registro, ritenendo la delibera assembleare idonea ad assorbire ogni accordo estintivo collegato. L’amministrazione finanziaria ha invece preteso il recupero dell’aliquota proporzionale sui negozi dispositivi formalizzati nel verbale, ravvisandovi un presupposto autonomo di ricchezza imponibile.

La Corte di legittimità riafferma una netta scissione strutturale e causale tra la deliberazione assembleare e la disposizione patrimoniale del singolo socio. L’aumento nominale appartiene all’ente sociale, mentre la rinuncia o compensazione compete al creditore uti singulus. La sussistenza di due distinti centri soggettivi preclude la sussunzione dell’atto nella categoria dei negozi societari puri, escludendo l’estensione automatica del regime agevolato.

La decisione offre l’opportunità di verificare l’equilibrio tra esigenze erariali e salvataggio dell’impresa. L’imposizione proporzionale dello 0,50% incide direttamente sui costi di ristrutturazione, sollevando dubbi sulla reale capacità contributiva espressa dalla semplice conversione del debito in capitale di rischio, in assenza di qualsiasi liquidità monetaria effettiva generata dall’operazione.

02. Il quadro normativo: l’imposta di registro sull’aumento di capitale tra atti societari ed enunciazione

2.1 — L’ambito oggettivo dell’art. 4 della Tariffa e la nozione tributaria di atto societario

L’inquadramento sistematico muove dalla disciplina dettata dall’art. 4, lett. a), della Tariffa — Parte prima allegata al d.P.R. n. 131/1986. La norma prevede una tassa fissa di registro per gli atti societari tipici privi di conferimenti immobiliari. La previsione di favore intende agevolare l’ordinamento interno degli enti, limitando il prelievo alle determinazioni dell’organo collegiale deliberante, che esprimono l’assetto organizzativo fondamentale dell’impresa collettiva.

Le Sezioni Unite, con la sentenza 24 maggio 2023, n. 144322, hanno inquadrato l’imposta da enunciazione ex art. 22 come imposta principale, richiedibile con avviso di liquidazione e dovuta in solido dal notaio, e hanno inteso le parti dell’atto enunciante in senso sostanziale. È il quadro nel quale si colloca la pronuncia in commento. Nella sua lettura l’agevolazione dell’art. 4 copre soltanto la volontà statutaria impersonale dell’ente: quando l’operazione esige la rinuncia o l’estinzione di diritti patrimoniali del socio, la fonte della modifica risiede nella sfera soggettiva del partecipante e non nel procedimento deliberativo collegiale.

La deliberazione assembleare di aumento oneroso integra un invito a sottoscrivere che richiede una specifica manifestazione attuativa. Qualora la liberazione avvenga mediante compensazione del debito sociale, si configura un negozio solutorio bilaterale. La circostanza che l’atto estintivo sia inserito nel medesimo verbale notarile non muta la sua autonoma sostanza civilistica, né assorbe la causa estintiva nell’ordinario regime dei conferimenti.

L’art. 4 della Tariffa non può operare come franchigia tributaria incondizionata. L’ordinamento fiscale non intende ostacolare le modifiche organizzative, ma la neutralità dell’atto societario non può elidere la capacità contributiva dell’atto dispositivo con cui il creditore estingue la propria pretesa verso l’ente societario, realizzando un vantaggio patrimoniale economicamente apprezzabile.

2.2 — La disciplina dell’enunciazione ex art. 22 TUR e il principio di tassazione autonoma ex art. 21

La qualificazione della fattispecie si fonda sul coordinamento tra l’art. 21 del d.P.R. n. 131/1986 e l’art. 22 del TUR. L’art. 21 impone la tassazione separata per le pattuizioni che non derivino necessariamente le une dalle altre. La derivazione postula un legame di inscindibilità assoluta, del tutto assente tra la delibera statutaria e l’estinzione del credito del partecipante, giacché l’aumento potrebbe perfezionarsi mediante apporti di cassa ordinari.

L’assemblea può disporre l’aumento di capitale a prescindere dalle modalità solutorie dei soci. Sul terreno dell’enunciazione, Cassazione civile, Sezione Tributaria, 21 agosto 2024, n. 229973, ha inteso in senso sostanziale l’identità di parti fra atto enunciante e atto enunciato. Nella stessa vicenda ha escluso l’imposta proporzionale sul mutuo fruttifero enunciato, per l’alternatività fra IVA e registro, e l’ha mantenuta sul prestito infruttifero, ai sensi dell’art. 9 della Tariffa.

A sua volta, l’art. 22 del TUR regola la tassazione delle disposizioni enunciate in atti formati tra le medesime parti. La sentenza Cassazione civile, Sezione Tributaria, 21 agosto 2024, n. 230154, depositata lo stesso giorno, riguarda la stessa vicenda vista dall’altro socio e giunge alla medesima soluzione: non tassabile il mutuo fruttifero enunciato, tassabile il prestito infruttifero.

L’enunciazione notarile della compensazione esprime un regolamento negoziale attuale con immediata efficacia estintiva. La pattuizione solutoria posta in essere dal socio creditore costituisce una disposizione patrimoniale rilevante, che sfugge all’assorbimento nell’atto deliberativo ad imposta fissa e manifesta una distinta ricchezza giuridica.

Il quadro giurisprudenziale non è uniforme. Accanto alla linea dell’autonomia impositiva delle disposizioni estintive collegate si colloca un filone recente che riconosce la non imponibilità, ex art. 22, comma 2, quando l’imputazione a capitale estingue il finanziamento soci verbale:

Sentenza / Autorità Orientamento Principio in Sintesi
Cass. Sez. Trib. n. 25106/2026 Proporzionale 0,50% Operazione collegata: la compensazione dei crediti soci è negozio del socio uti singulus enunciato ex art. 22 TUR, soggetto a imposta proporzionale.
Cass. Sez. Unite n. 14432/2023 Sistematico L’imposta da enunciazione ex art. 22 è imposta principale, dovuta in solido dal notaio; le parti dell’atto enunciante vanno intese in senso sostanziale.
Cass. Sez. Trib. n. 22997/2024 Enunciazione, art. 22 Identità di parti in senso sostanziale; mutuo fruttifero enunciato non tassato (alternatività IVA/registro), prestito infruttifero tassato ex art. 9 Tariffa.
Cass. Sez. Trib. n. 3839/2023 Non imponibile Finanziamento soci enunciato e rinunciato a copertura perdite: non imponibile ex art. 22, comma 2, perché gli effetti cessano per effetto dell’atto enunciante.
Cass. Sez. V n. 26446/2020 Imponibile art. 22, comma 1 Finanziamento soci utilizzato in compensazione per sottoscrivere l’aumento: tassabile ex art. 22, comma 1; distinzione fra finanziamenti e versamenti a fondo perduto solo incidentale.
Cass. Sez. Trib. n. 21149/2024 Non imponibile Imputazione integrale a capitale del finanziamento verbale del socio: non tassabile per enunciazione, art. 22, comma 2; rilevano solo le quote non utilizzate.
Cass. Sez. Trib. nn. 15780 e 15714/2024 Non imponibile Ripianamento perdite con aumento e rinuncia del socio al finanziamento: cessazione degli effetti ex art. 22, comma 2; ricorsi dell’Agenzia rigettati.

03. Il caso di specie: la ricapitalizzazione della società portuale e la compensazione dei crediti

La controversia decisa nell’ordinanza n. 25106/2026 riflette compiutamente tali principi. L’operazione riguardava la Porto Turistico Marina di Ragusa S.p.A. e il socio Marco Cannizzo. A seguito di gravi perdite d’esercizio che avevano eroso l’intero capitale sociale, l’assemblea straordinaria deliberava l’azzeramento del capitale sociale preesistente di tre milioni di euro e la contestuale ricostituzione ad oltre quattro milioni e settecentomila euro. Contestualmente, il socio sottoscriveva l’aumento liberandolo mediante compensazione con crediti certi ed esigibili vantati verso la società per finanziamenti infruttiferi.

Il pubblico ufficiale rogante autoliquidava l’imposta in misura fissa ex art. 4 della Tariffa. L’Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di liquidazione dell’imposta principale, applicando l’aliquota proporzionale dello 0,50% sull’importo compensato. L’Ufficio qualificava la rinuncia al credito come autonoma cessione o remissione del debito assoggettata all’art. 6 della Tariffa — Parte prima, reputando irrilevante la contestualità dell’assemblea straordinaria.

I giudici tributari di merito avevano accolto le difese dei contribuenti, reputando le compensazioni una appendice inscindibile dell’aumento e non un negozio autonomo, in mancanza di termine di restituzione e di tasso.

L’Amministrazione finanziaria proponeva ricorso per cassazione, deducendo la violazione degli artt. 20, 21 e 22 del TUR e delle norme di Tariffa: l’atto sarebbe plurimo, con disposizioni negoziali autonome dei soci, e le compensazioni enunciate soggette allo 0,50% ex art. 6. Il contesto giurisprudenziale è meno lineare di quanto la vicenda lasci intendere: Cassazione civile, Sezione Tributaria, 8 febbraio 2023, n. 38395, e 29 luglio 2024, n. 211496, riconoscono, per il finanziamento soci verbale enunciato e imputato a capitale, la causa di non imponibilità dell’art. 22, comma 2, perché gli effetti del finanziamento cessano per effetto dell’atto enunciante.

04. La decisione della Cassazione: la scissione tra volontà assembleare e negozio del socio

4.1 — La natura soggettiva della deliberazione e l’estraneità dell’atto dispositivo del socio

La Corte di Cassazione accoglie l’impugnazione erariale valorizzando la diversità soggettiva dei dichiaranti. L’assemblea esprime la volontà della persona giuridica, mentre la compensazione discende da un atto dispositivo del socio uti singulus. Quest’ultimo opera nella veste di creditore chirografario dell’ente, esercitando un potere negoziale privato che incide direttamente sulla propria sfera giuridica individuale.

L’organo deliberante non possiede il potere statutario di estinguere le posizioni debitorie individuali. Il profilo dell’enunciazione resta condizionato dalla completezza del richiamo: la sentenza Cassazione civile, Sezione Tributaria, 31 gennaio 2024, n. 29107, ha confermato la responsabilità solidale del notaio, ma ha richiesto un espresso richiamo con specifica menzione degli elementi costitutivi dell’atto enunciato, tale da consentirne la registrazione autonoma.

La contestualità documentale non cancella la duplicità negoziale. Il partecipante che impiega il credito a liberazione della sottoscrizione non esercita un voto sociale, ma dispone di un diritto derivante da un pregresso rapporto contrattuale, realizzando un effetto economico attributivo tipico che estingue la passività a carico della società.

Nella stessa direzione si era già mossa l’ordinanza 20 novembre 2020, n. 26446, della Sezione Quinta8, che aveva ritenuto tassabile ex art. 22, comma 1, il finanziamento soci utilizzato in compensazione per sottoscrivere l’aumento, senza che l’identità di parti fosse alterata dalla cessione della quota. Le pronunce del 2023-2024 hanno poi rimeditato quel filone proprio sul punto dell’art. 22, comma 2.

I giudici di legittimità censurano la statuizione d’appello per aver sovrapposto la strumentalità economica con l’identità giuridica. Il vincolo di destinazione all’aumento non elimina l’autonomia della causa estintiva, confermando la separazione tra persona giuridica e socio nell’ordinamento tributario del registro.

4.2 — La soggezione all’aliquota proporzionale dello 0,50% ex art. 6 della Tariffa

Affermata l’autonomia della pattuizione, si pone il tema del regime applicabile all’imposta di registro sull’aumento di capitale. L’art. 6 della Tariffa — Parte prima TUR fissa l’aliquota proporzionale dello 0,50% per quietanze, compensazioni e remissioni di debito, colpendo la rilevanza economica dell’effetto solutorio prodotto dall’estinzione definitiva dell’obbligazione.

Il punto di vista opposto emerge dall’ordinanza 5 giugno 2024, n. 15780, della Sezione Tributaria9. Nel ripianamento delle perdite con aumento di capitale e rinuncia del socio alla restituzione del finanziamento, il collegio ha ritenuto che l’imputazione a capitale faccia cessare gli effetti del finanziamento verbale, integrando la causa di non imponibilità dell’art. 22, comma 2, e ha rigettato il ricorso dell’Agenzia.

Nel medesimo senso, Cassazione civile, Sezione Tributaria, ordinanza 5 giugno 2024, n. 1571410, con motivazione identica. La sentenza in commento non contraddice espressamente questo orientamento: non esamina l’art. 22, comma 2, e qualifica l’atto enunciato non come finanziamento soci ma come compensazione o remissione parziale del credito del socio, riconducendolo all’art. 6 della Tariffa.

È su questo binario, la qualificazione dell’atto enunciato, che la pronuncia si distingue dalle altre. Ogni regolamento negoziale che formalizzi la liberazione da passività pregresse concorre, nella lettura della Corte, al gettito proporzionale secondo i canoni dell’art. 6 della Tariffa, escludendo automatismi di esenzione per le delibere societarie collegate.

4.3 — L’irrilevanza della contestualità soggettiva e la fallacia dell’assimilazione al capitale di rischio

La Corte non esclude i presupposti dell’enunciazione, in particolare la coincidenza di parti fra socio conferente e società conferitaria nel contesto assembleare. La presenza delle medesime persone dinanzi al notaio non elide la separazione patrimoniale: la società e il socio restano centri di imputazione distinti, retti da interessi non sovrapponibili e da una distinta disciplina civilistica e contabile.

Si colloca invece nel filone precedente l’ordinanza 16 giugno 2021, n. 17023, Sezione Quinta11, che aveva ritenuto tassabile, ex artt. 22 e 9 della Tariffa, il finanziamento soci enunciato nel verbale di aumento con rinuncia parziale del credito, a prescindere dall’uso effettivo, cassando con rinvio la sentenza che aveva confuso atto enunciato e atto enunciante.

05. Profili critici, ricadute sulle ristrutturazioni aziendali e riflessi operativi

5.1 — La penalizzazione tributaria del debt-equity swap nelle operazioni di risanamento

La decisione suscita comprensibili perplessità nell’ambito della consulenza d’impresa. La conversione dei crediti soci rappresenta un pilastro per il risanamento e la continuità aziendale nelle fasi di tensione finanziaria. Trattare tale apporto alla stregua di una transazione ordinaria rischia di penalizzare le ricapitalizzazioni interne, ostacolando il salvataggio dei complessi produttivi.

Il socio che accetta la compensazione non percepisce alcuna provvista finanziaria, accettando di subordinare il recupero al rischio d’impresa. Il prelievo proporzionale dell’imposta di registro sull’aumento di capitale colpisce un valore figurativo, configurando un onere fiscale ingiustificato per il salvataggio societario, che drena risorse destinate agli investimenti.

A giudizio di chi scrive, emerge una discrasia con il principio di capacità contributiva. L’imposizione dello 0,50% grava su chi ha sacrificato un credito liquido, determinando un effetto economico palesemente regressivo a danno del patrimonio aziendale e della stabilità dei rapporti con i creditori terzi.

5.2 — Guida operativa per la redazione dei verbali notarili e cautele fiscali

Sul piano operativo, gli operatori devono curare attentamente la verbalizzazione notarile. Per contenere l’esposizione al registro proporzionale, occorre presidiare la qualificazione contabile del credito sin dall’erogazione originaria, deliberando tempestivamente l’imputazione a patrimonio netto nelle opportune riserve di bilancio.

Ove l’apporto sia qualificato come versamento in conto capitale, la confluenza nella riserva statutaria non postula successive compensazioni. Al contrario, la presenza di passività esigibili impone la preventiva valutazione del carico tributario dello 0,50%, ponderando i costi fiscali della ricapitalizzazione.

L’autonomia causale della compensazione del credito impedisce che la delibera assembleare funga da schermo fiscale per atti dispositivi individuali.

La tecnica di redazione del verbale esige chiarezza. L’enunciazione dell’accordo solutorio deve qualificare se la liberazione avvenga per compensazione legale o volontaria, scongiurando l’irrogazione di sanzioni per omessa registrazione e garantendo la corretta liquidazione del tributo d’atto.

In sede contabile, gli amministratori devono predisporre una perizia o un bilancio straordinario idoneo ad attestare la certezza e liquidità della posta, garantendo la reale copertura del capitale sottoscritto ed evitando contestazioni civilistiche sulla consistenza patrimoniale.

06. Conclusioni: la tenuta del sistema dell’imposta di registro nelle operazioni societarie

L’ordinanza n. 25106/2026 traccia un confine rigoroso nella disciplina dell’imposta di registro sull’aumento di capitale. La netta demarcazione tra volontà assembleare e atto solutorio del socio preclude l’estensione della tassa fissa a fattispecie di estinzione debitoria. La Suprema Corte ribadisce l’oggettività degli effetti giuridici rispetto alla finalità economica unitaria del risanamento aziendale perseguito dalle parti.

La pronuncia conferma la natura del registro quale tributo d’atto: ogni disposizione avente autonoma portata patrimoniale attrae il prelievo correlato. Resta da coordinarla con l’orientamento che riconosce la non imponibilità dell’imputazione a capitale dei finanziamenti soci verbali ex art. 22, comma 2, che la Corte non affronta. Gli operatori sono chiamati a verificare la disciplina fiscale degli apporti prima del rogito notarile, distinguendo nettamente conferimenti di capitale e negozi solutori per evitare contestazioni erariali.

La gestione societaria impone quindi una pianificazione scrupolosa dei finanziamenti soci. Soltanto una corretta imputazione iniziale e un’adeguata evidenza documentale permettono di conciliare la ricapitalizzazione aziendale con la legittima ottimizzazione del carico tributario, assicurando stabilità alle scelte di corporate governance.

Fonti Utilizzate

Normativa di riferimento

Giurisprudenza citata

  1. 1. Cassazione civile, Sez. V Tributaria, ordinanza 7 settembre 2026, n. 25106 — Afferma la soggezione all’imposta di registro proporzionale dello 0,50% per la compensazione di crediti soci a liberazione dell’aumento di capitale.
  2. 2. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza 24 maggio 2023, n. 14432 — Qualifica l’imposta da enunciazione come imposta principale, con responsabilità solidale del notaio, e intende le parti dell’atto enunciante in senso sostanziale.
  3. 3. Cassazione civile, Sez. Trib., sentenza 21 agosto 2024, n. 22997 — Intende in senso sostanziale l’identità di parti; esclude l’imposta proporzionale sul mutuo fruttifero enunciato (alternatività IVA/registro) e la mantiene sul prestito infruttifero.
  4. 4. Cassazione civile, Sez. Trib., sentenza 21 agosto 2024, n. 23015 — Gemella della n. 22997, sulla stessa vicenda e con la stessa soluzione: mutuo fruttifero non tassabile, prestito infruttifero tassabile.
  5. 5. Cassazione civile, Sez. Trib., sentenza 8 febbraio 2023, n. 3839 — Rigetta il ricorso dell’Agenzia: il finanziamento soci enunciato e rinunciato a copertura perdite non è imponibile ex art. 22, comma 2; identità di parti in senso a-tecnico.
  6. 6. Cassazione civile, Sez. Trib., sentenza 29 luglio 2024, n. 21149 — Accoglie il ricorso del contribuente: l’imputazione integrale a capitale del finanziamento verbale del socio integra l’art. 22, comma 2; rilevano solo le quote non utilizzate.
  7. 7. Cassazione civile, Sez. Trib., sentenza 31 gennaio 2024, n. 2910 — Conferma la responsabilità solidale del notaio, ma richiede per l’enunciazione un richiamo specifico degli elementi costitutivi dell’atto enunciato.
  8. 8. Cassazione civile, Sez. V, ordinanza 20 novembre 2020, n. 26446 — Ritiene tassabile ex art. 22, comma 1, il finanziamento soci utilizzato in compensazione per sottoscrivere l’aumento; identità di parti non alterata dalla cessione della quota.
  9. 9. Cassazione civile, Sez. Trib., ordinanza 5 giugno 2024, n. 15780 — Rigetta il ricorso dell’Agenzia: l’imputazione a capitale del finanziamento verbale del socio fa cessare gli effetti e integra l’art. 22, comma 2.
  10. 10. Cassazione civile, Sez. Trib., ordinanza 5 giugno 2024, n. 15714 — Gemella della n. 15780: rigetta il ricorso dell’Agenzia, non imponibilità ex art. 22, comma 2, per cessazione degli effetti del finanziamento imputato a capitale.
  11. 11. Cassazione civile, Sez. V, ordinanza 16 giugno 2021, n. 17023 — Ritiene tassabile, ex artt. 22 e 9 della Tariffa, il finanziamento soci enunciato nell’aumento con rinuncia parziale del credito, a prescindere dall’uso; cassa con rinvio.
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Fabio Tardanico Autore • Metodo Giuridico

Dottore commercialista e revisore legale

Esperto in contabilità d’impresa, consulenza tributaria e fiscalità indiretta. Per Metodo Giuridico analizza i profili economico-aziendali, contabili e tributari delle pronunce giurisprudenziali.

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